Charles Darwin e l’Evoluzionismo
Per gli evoluzionisti, in questo caso citiamo I.M. Lerner: «… il processo della mutazione comporta un cambiamento nel messaggio genetico, cambiamento che ordina di porre, in una posizione specifica di una data sequenza, un amminoacido diverso da quello presente in posizione analoga nelle forme ancestrali. Se in una popolazione , per selezione naturale si verificano molti cambiamenti, essi possono dare origine a un graduale differenziamento tra individui e alla fine, possono produrre nuove specie…»4.
La sintesi delle proteine è regolata da una legge, scoperta nel 1945 da Beadle e Tatum, chiamata “un gene una proteina o un gene un enzima”, la quale stabilisce che ogni gene opera formando una specifica proteina o enzima. Questa legge ha un corollario fondamentale, chiamato “dogma centrale”, il quale stabilisce che il messaggio che va dal gene (DNA) alla proteina, tramite l’RNA, è irreversibile.
Il gene determina la struttura della proteina; l’alterazione del gene (mutazione) altera la proteina; ma la proteina non può modificare in alcun modo il gene. Il messaggio genetico è inalterabile ed intangibile e l’unico meccanismo perché possa modificarsi è un errore nella sua riproduzione; le mutazioni sopra citate da I.M. Lerner, basano il loro fondamento su quest’ultimo presunto meccanismo casuale5.
Sono state definite due tipi di mutazioni: le sinonime (mutazioni indifferenti o neutrali ai fini del messaggio) e le missense (mutazioni che cambiano il senso del messaggio). Quando agisce il meccanismo evolutivo, dovremmo aspettarci, confrontando proteine analoghe di diverse specie, alterazioni-mutazioni con effetto sulla sola funzione “missense”, poiché le neutrali sono sempre ignorate dalla selezione.
Al riguardo sono stati messi a confronto i geni dell’emoglobina di specie diverse, uomo e ratto, o specie analoghe come i ricci di mare: ebbene la stragrande maggioranza di differenze riguardano mutazioni “sinonime”, quindi neutrali. Analogamente, studiando la sostituzione degli amminoacidi, attraverso una proteina (citocromo C) e confrontando i mammiferi con gli uccelli, i rettili, gli anfibi, i pesci, gli insetti, le piante ed i microorganismi, è emerso che tutte le sostituzioni di amminoacidi riguardano regioni non funzionali. A commento di questi risultati cito Giuseppe Sermonti «.. tutte le mutazioni che si sono verificate nel gene durante la genesi dei gruppi, sono non adattive, si sono verificate in quanto la selezione naturale “non ha agito su di esse”. La funzione della selezione si è esercitata nel conservare rigorosamente la funzionalità strutturale. Questa è invariata. Quel che è accaduto è un progressivo accumularsi di mutazioni “neutrali”, di errori innocui, ma non in un solo caso si è verificata una mutazione “utile”, prescelta dalla selezione»6.


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